Cosa cercherò di raccontarvi, l’idea iniziale è quella di parlare di tutte quelle tecniche di pubblicità o di marketing che più o meno impropriamente vengono inserite sotto il termine Guerrilla, con questo non vi prometto che sarò in grado di escludere tutto il resto della pubblicità definita convenzionale, se qualche campagna anche se più tradizionale, sarà in grado di attirare la mia attenzione, avrò il piacere di ospitarla tra queste pagine.
Tornando a Bloguerrilla, mi permetto di dare una definizione a questa tecnica, tanto per capire di cosa stiamo parlando.
Il termine Guerrilla nasce in ambito politico-militare, allargandosi a macchia d’olio e investendo settori inaspettati fino a qualche anno fa, come l’arte e la comunicazione in ogni sua forma, è l’approccio che rimane lo stesso, mordere per poi fuggire.
Utilizzare tecniche alternative, imboscarsi, sabotare, utilizzare astuzia, inventiva e immaginazione, conoscere a memoria il territorio in cui agiamo per cercare di sorprendere il nostro avversario.
Utilizzare la Guerrilla in battaglia, queste le intenzioni di Mao Tze-tung, “Se il nemico avanza, ritirati, se il nemico si ferma, disturbalo, se il nemico è stanco, attaccalo, se il nemico si ritira, inseguilo”, il nemico ripiega e noi lo inseguiamo, se lo attacco per primo perdo, allora avanzo in modo imprevedibile, lo mordo e poi fuggo. Le truppe regolari vogliono eliminare il nemico nel minor tempo possibile, i Guerrilleri lavorano sulle variabili spazio-temporali. Nello spazio, mirano a far disperdere le forze nemiche sul territorio, rendendole più vulnerabili, nel tempo, a distruggere l’avversario psicologicamente ancor prima che materialmente.